Cosa rappresenta il nostro logo

  • Rappresenta le curve di livello della sommità del Monte Disgrazia 3678m, cima simbolo della Valmalenco.

  • La prima rivista al mondo di alpinismo, l’Alpine Journal, nel suo primo numero, nel lontano 1862, ospita al primo articolo il resoconto della salita al Disgrazia a cura di Sir E. S. Kennedy, Presidente dell’Alpine Club.

  • E’ la vetta più alta della Lombardia interamente collocata all’interno dei confini regionali.

  • Rappresenta simbolicamente diversi piani altitudinali dove si muovono le guide con diverse attitudini e specializzazioni, dai vigneti, alle latifoglie, ai boschi di conifere, alle praterie alpine, al regno dei ghiacciai perenni.

  • Le curve di livello sottendono una lettura ben più articolata che solo le guide di valle sanno svelare.

  • Dalla morfologia sommitale si dipartono le creste principali percorse dalle salite alpinistiche più ambite.

  • Si possono distinguere i principali bacini imbriferi, le valli sottese, la cresta spartiacque che separa la Valmalenco dalla Val Masino.

  • Si individua la Sella di Pioda, punto di contatto tra il serpentino della Valmalenco e il granito del Masino.

  • Si individua la testata della Val Sissone, con la sua sterminata ed unica geo diversità.

  • Il logo rappresenta un carattere distintivo unico e irripetibile delle montagne di casa, delle guide native e di quelle che hanno scelto di vivere e lavorare tra queste cime.

Monte Disgrazia è il nostro simbolo

Il Monte Disgrazia, montagna simbolo del gruppo guide Valmalenco si eleva maestoso a 3678 m s.l.m. tra la Valmalenco e la Val Masino, è una delle vette più iconiche e affascinanti delle Alpi Retiche occidentali.

E’ una montagna che affascina per la sua storia, la sua geologia, le sue sfide alpinistiche e la sua drammatica attualità legata ai cambiamenti climatici. Le sue “particolarità” sono molteplici e toccano diversi aspetti, dalla geologia all’alpinismo, dal nome alla sua influenza sull’ambiente circostante.

Qualche curiosità sul Monte Disgrazia

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il nome “Disgrazia” non è legato a tragedie o a particolari pericoli della montagna. Deriva invece dal toponimo lombardo “Des’giascia” o “Desglacià”, che significa “si sghiaccia” o “si scioglie”. Questo significato è incredibilmente attuale ai nostri giorni, quasi una sorta di “preveggenza” che richiama il ritiro dei ghiacciai e gli effetti del cambiamento climatico. Sembra che nell’Ottocento sulle carte austriache fosse ancora riportato come “Pizzo Bello”.

Geologicamente, il Monte Disgrazia è costituito prevalentemente da serpentini e serpentinoscisti. Queste rocce, alterate in superficie, gli conferiscono un aspetto e una colorazione particolari, soprattutto sul versante Nord, dove le serpentiniti brune cedono il passo al granito grigio del Masino. Questa diversità geologica, in un’area prevalentemente granitica come la Val Masino, lo rende un punto di interesse notevole per geologi e appassionati. La zona di Preda Rossa, alla base del Disgrazia, è un’area morenica glaciale con una vasta torbiera, alimentata dal torrente che scende dal ghiacciaio del Disgrazia, creando un paesaggio quasi nordico.

Il Disgrazia costituisce un cruciale spartiacque tra la Valmalenco a est e la Val Masino a ovest, adiacente ad altri importanti massicci come il Bernina e il Masino-Bregaglia. Questa posizione centrale lo rende un punto di riferimento visivo e geografico per l’intera area.

Come il suo nome suggerisce, il Monte Disgrazia è particolarmente sensibile al ritiro glaciale. Le sue vedrette, un tempo più estese, sono oggi in evidente regressione, fornendo un chiaro esempio degli impatti del riscaldamento globale. Il Sentiero Glaciologico della Valmalenco offre un percorso straordinario per osservare da vicino questo fenomeno.

Il Disgrazia ha una ricca storia alpinistica. La prima ascensione della vetta principale fu compiuta il 24 agosto 1862 da una cordata inglese composta da Leslie Stephen, E. S. Kennedy, M. Anderegg e T. Cox, dalla valle di Preda Rossa per la cresta di Pioda (ancora oggi la via normale). Tra gli itinerari più noti spicca la “Corda Molla”, lungo la cresta nord-nord-est, aperta da B. De Ferrari e I. Dell’Andrino nel 1914. È una montagna che offre sfide diverse, dalla “normale” su ghiacciaio e roccette, a vie di misto e pareti più impegnative, richiamando alpinisti di vari livelli